«L’orgoglio coatto»
Già in un libro di qualche anno fa Paolo D’Achille e Claudio Giovanardi sottolineavano «la fortuna (probabilmente eccessiva) che i giornali, il cinema e la televisione hanno tributato alla figura del coatto, ovvero del giovane romano borgataro che fa dei modi rozzi e della propria dialettalità neoromanesca uno stile convinto di vita» (P. D’Achille, C. Giovanardi, Dal Belli ar Cipolla. Conservazione e innovazione nel romanesco contemporaneo, Roma, Carocci, 2001, p. 173). Più di recente Angelo Mellone, pugliese di origine ma romano di adozione, osserva in un suo stimolante pamphlet di sociologia urbana dedicato ai concittadini acquisiti (che Roma «pullula di personaggi, sia uomini sia donne, che si vantano d’essere coatti, cittadini prima della Coatia che della Capitale», dove l’inesistente Coatia sta a indicare la patria ideale dei coatti (A. Mellone, Romani. Guida immaginaria agli abitanti della Capitale, Venezia, Marsilio, 2012, p. 55).
Questa affermazione scherzosa, avvalorata peraltro da numerosi ed efficaci esempi, mi ha fatto tornare in mente un episodio a cui mi è capitato di assistere un paio di estati fa, quando mi trovavo a passeggiare lungo la spiaggia di una nota località balneare, circa cento chilometri a sud di Roma, e per caso ho orecchiato un dialogo tra alcune ragazze dal palese accento romano. Una di loro, riferendosi a un gruppo di giovanotti del luogo incontrati nei giorni precedenti, ha chiesto: «Ma secondo voi questi so’ più burini o più coatti?», e ha ricevuto prontamente da una delle amiche questa caustica risposta: «Vorebbero èsse coatti, ma in realtà so’ burini!».
Ho avuto quindi un’inattesa conferma dell’Orgoglio coatto, per ripetere il titolo di un varietà televisivo del 1999 trasmesso in prima serata da Rai Due per «celebrare» il fenomeno. Il primato del coatto romano sul burino laziale, discutibilissimo ma proclamato in modo così perentorio, mi ha fatto crescere il sospetto, avanzato già da Mellone, che in realtà l’idea pop della preminenza romana non fosse più soltanto un mito di ristretto àmbito regionale, ma che «l’egemonia di Roma» si estendesse addirittura all’immaginario collettivo nazionale, come aveva sostenuto, ma non ancora dimostrato nei dettagli, un brillante libro del noto editorialista e saggista piemontese Aldo Cazzullo, residente a Roma dal 1998. A suo parere, infatti il «romanocentrismo» televisivo e cinematografico «fa sì che il romanesco diventi italiano, o comunque lingua franca, per cui a Trento come a Cosenza si dice ormai buzzicona, pischello, sgallettata» (A. Cazzullo, L’Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali, Milano, Mondadori, 2009, pp. 35-37).

La sintonia socioculturale delle posizioni di Cazzullo e Mellone con quella buffa battuta da me colta di sfuggita in una conversazione giovanile merita forse una verifica sul versante sociolinguistico o etnolinguistico, tanto più considerando che remano di fatto nella medesima direzione – pur senza dichiarare l’intenzione di farlo – le quasi 500 pagine fittamente riempite di parole, definizioni ed esempi che compongono il nuovo magnifico Vocabolario del romanesco contemporaneo (in sigla VRC) realizzato nel 2023 da Paolo D’Achille e Claudio Giovanardi con la collaborazione di Kevin De Vecchis, includendo ovviamente anche buzzicona, pischello e sgallettata. L’opera, pubblicata da Newton Compton, ha il sottotitolo Le parole del dialetto e dell’italiano di Roma, che allude appunto ai rapporti di reciproca attrazione esistenti nell’enorme calderone linguistico metropolitano tra il dialetto locale e l’italiano corrente, evidenziando al tempo stesso la notevole importanza del fenomeno.
L’italiano di Roma o «de Roma»
Anche dall’attenzione rivolta dal VRC all’«italiano di Roma» – o «de Roma», come lo ha chiamato Ugo Vignuzzi – scaturisce un nuovo quadro, più articolato e documentato, della tendenza alla «romanizzazione» dell’italiano, sia pure parziale e circoscritta al comparto delle parole e locuzioni di tono colloquiale o di carattere espressivo, che sono comunque numerose e usate con frequenza.